Bruciore quando si urina, bisogno di andare continuamente in bagno, urgenza e fastidio nella parte bassa dell'addome. Sono sintomi che molte donne conoscono bene e che, dopo il periodo estivo, possono comparire o ripresentarsi.
Ma avere più episodi di cistite non significa necessariamente avere un problema “cronico” della vescica. È importante capire perché l'infezione si ripresenta e soprattutto distinguere una vera cistite da condizioni che possono provocare sintomi simili.
Cos'è realmente la cistite?
La cistite è un'infezione delle basse vie urinarie limitata alla vescica. Nella maggior parte dei casi è provocata da batteri normalmente presenti nell'intestino, in particolare Escherichia coli.
Le linee guida della European Association of Urology, di cui il Prof. Mauro Gacci è Autore, ci dicono che quasi una donna su due presenta almeno un episodio di cistite nel corso della vita. I sintomi più caratteristici sono bruciore durante la minzione, aumento della frequenza urinaria e urgenza, in assenza di febbre o dolore al fianco.
Perché può comparire dopo le vacanze?
Non esiste una singola causa. Durante l'estate possono sommarsi diversi fattori: minore idratazione, maggiore sudorazione, viaggi, cambiamenti delle abitudini quotidiane e maggiore frequenza dei rapporti sessuali.
Il rapporto sessuale è infatti uno dei fattori associati alle cistiti ricorrenti nelle donne giovani, insieme all'utilizzo di spermicidi e alla presenza di precedenti episodi di infezione urinaria. Anche bere poco può favorire le recidive.
Quando una cistite diventa “ricorrente”?
La definizione delle linee guida è precisa: si parla di cistite ricorrente quando si verificano almeno tre episodi in un anno oppure almeno due episodi negli ultimi sei mesi.
Questo è un passaggio importante, perché una paziente che presenta episodi ripetuti non dovrebbe semplicemente assumere ogni volta lo stesso antibiotico.
Bisogna prima capire se si tratta realmente della stessa infezione, di reinfezioni differenti oppure di un disturbo che simula la cistite.
Serve sempre l'urinocoltura?
Non necessariamente al primo episodio tipico.
Quando però le infezioni diventano ricorrenti, l'urinocoltura diventa fondamentale per documentare la presenza del batterio e valutarne la sensibilità agli antibiotici.
È particolarmente indicata quando i sintomi sono atipici, non migliorano con il trattamento, ritornano dopo la terapia, durante la gravidanza o quando esiste il rischio di batteri resistenti.
Questo permette anche di evitare antibiotici inutili, uno degli elementi fondamentali nella lotta all'antibiotico-resistenza.
Bere di più può davvero aiutare?
In alcune pazienti sì. Le linee guida europee riportano uno studio nel quale donne in premenopausa con cistiti ricorrenti e basso consumo abituale di acqua hanno ridotto il numero di episodi aumentando l'assunzione quotidiana di liquidi.
La prevenzione non significa però semplicemente “bere tantissimo”: deve essere personalizzata in base all'età, alle condizioni cliniche e alle caratteristiche della paziente.
E mirtillo rosso e D-mannosio?
Sono probabilmente due dei prodotti più cercati online quando si parla di cistite. La risposta scientificamente corretta è meno semplice di quanto spesso si legge sul web. Alcuni studi suggeriscono un possibile beneficio dei prodotti a base di cranberry, mentre per il D-mannosio i risultati sono promettenti, ma non ancora definitivi.
Quando è necessario rivolgersi al medico?
Febbre, brividi, dolore lombare o al fianco, nausea importante o un evidente peggioramento delle condizioni generali non sono i sintomi tipici di una semplice cistite e possono indicare un'infezione che interessa le alte vie urinarie. In questi casi la valutazione medica non deve essere rimandata.
Riferimento scientifico: EAU Guidelines on Urological Infections 2026.