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Trattamenti mini-invasivi per l'iperplasia prostatica benigna Echolaser · Rezum · UroLift · PAE

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Trattamenti mini-invasivi — nessuna incisione chirurgica

Trattamenti mini-invasivi per l'iperplasia prostatica benigna Echolaser · Rezum · UroLift · PAE

Accanto alle procedure chirurgiche standard, esistono oggi opzioni terapeutiche mini-invasive per l'iperplasia prostatica benigna che consentono di ridurre la sintomatologia ostruttiva senza resezione del tessuto, con degenza minima o in regime ambulatoriale. Queste tecniche si distinguono per l'assenza di incisioni chirurgiche, il profilo di sicurezza favorevole e la preservazione della funzione sessuale, a fronte di indicazioni cliniche più selettive rispetto alla chirurgia convenzionale.

AmbulatorialeLa maggior parte delle procedure
0 incisioniAccesso transuretrale o percutaneo
EiaculazionePreservata nella maggior parte dei casi

Mini-invasività nel trattamento dell'IPB: criteri di selezione e posizione nelle linee guida

Le procedure mini-invasive per l'iperplasia prostatica benigna occupano uno spazio terapeutico specifico, compreso tra la terapia farmacologica — che rimane il primo step in assenza di complicanze — e la chirurgia endoscopica transuretrale o robotica standard. La loro indicazione ottimale si colloca nei pazienti con sintomatologia lieve/moderata, profilo di rischio che sconsiglia l'anestesia generale, volume prostatico adeguato, assenza di lobo mediano prominente e — aspetto rilevante — volontà di preservare la funzione eiaculatoria.

Sebbene la maggior parte di queste tecniche siano riconosciute dalle linee guida europee (EAU guidelines 2025) come valide opzioni terapuetiche, nessuna di queste procedure è equivalente alla chirurgia standard in termini di durata dell'effetto e completezza della disostruzione, ma offrono un profilo rischio-beneficio favorevole nel paziente correttamente selezionato.

Principio fondamentale. Le tecniche mini-invasive non sono alternative universali alla chirurgia. La selezione del paziente è il fattore determinante per il successo del trattamento. Volume prostatico eccessivo, presenza di lobo mediano prominente, complicanze ostruttive severe (ritenzione, insufficienza renale) o sospetto di carcinoma prostatico non diagnosticato sono fattori che orientano verso le procedure chirurgiche standard.
01
Ablazione laser ecoguidata

Echolaser prostatico
Laser interstiziale ecoguidato per l'IPB

Ablazione termica della ghiandola prostatica mediante laser Nd:YAG interstiziale sotto guida ecografica
Durata procedura
20–40 min
Setting
Ambulatoriale / DH
Volume prostatico
30–80 ml
Anestesia
Locale/sedazione
Catetere post-proc.
3–7 giorni
Eiaculazione
Preservata

Echolaser (Elesta) è una tecnica di ablazione termica interstiziale che utilizza fibre ottiche di piccolissimo calibro (21 gauge) introdotte per via transperineale (nello spazio tra il retto e lo scroto) nella ghiandola prostatica sotto guida ecografica in tempo reale (Trans Perineal Laser Ablation, TPLA). L'energia laser Nd:YAG (1064 nm) genera una zona di necrosi coagulativa controllata all'interno del tessuto adenomatoso, determinando una riduzione volumetrica progressiva della prostata nelle settimane successive alla procedura.

La tecnica non prevede incisioni chirurgiche e può essere eseguita in anestesia locale con sedazione leggera, in regime ambulatoriale o di day hospital. Il posizionamento delle fibre è guidato da imaging ecografico in tempo reale, che consente di definire con precisione i volumi di ablazione e di proteggere le strutture adiacenti (uretra, capsula prostatica, sfintere).


Indicazioni cliniche

  • LUTS moderati-severi da IPB (IPSS >8)
  • Prostata di volume 30–80 ml senza lobo mediano prominente
  • Pazienti con alto rischio anestesiologico
  • Volontà di preservare la funzione eiaculatoria
  • Pazienti con coagulopatia o terapia anticoagulante
  • PSA e biopsia negativi per carcinoma
  • Fallimento o intolleranza alla terapia farmacologica

Fasi principali della procedura

  • Preparazione intestinale e anestesia locale perineale
  • Posizionamento sonda ecografica transrettale
  • Introduzione fibre laser sotto guida ecografica
  • Attivazione laser con monitoraggio della zona di ablazione
  • Posizionamento catetere vescicale a fine procedura

Risultati attesi e profilo funzionale

I dati della letteratura documentano un miglioramento dell'IPSS del 50–60% e un incremento del flusso urinario massimale (Qmax) a 12 mesi nel 70–80% dei pazienti trattati. La riduzione volumetrica della prostata avviene progressivamente nell'arco di 4–8 settimane, per effetto del riassorbimento del tessuto coagulato.

♂️

Eiaculazione preservata

Non vi è dissezione del collo vescicale. L'eiaculazione anterograda viene preservata nella quasi totalità dei casi.

💉

Rischio emorragico minimo

La tecnica interstiziale non richiede resezione endoscopica. Indicata nei pazienti con coagulopatia o in terapia anticoagulante.

🏠

Regime ambulatoriale

La procedura può essere eseguita senza ricovero. Il paziente rientra a casa il giorno stesso, con catetere vescicale.

Nota clinica. L'Echolaser non consente la raccolta di campione istologico. Prima della procedura è indispensabile escludere la presenza di carcinoma prostatico con PSA e biopsia. In presenza di lobo mediano prominente o di volume prostatico superiore a 80 ml, i risultati sono meno prevedibili. L'effetto terapeutico si instaura progressivamente e la desostruzione completa richiede settimane.
02
Ablazione con vapore acqueo

Rezum Water Vapor Therapy
Trattamento con vapore acqueo convettivo interstiziale

Ablazione termica del tessuto adenomatoso mediante microiniezioni di vapore acqueo per via transuretrale
Durata procedura
10–20 min
Setting
Ambulatoriale / DH
Volume prostatico
30–80 ml
Anestesia
Locale/sedazione
Catetere post-proc.
7–15 giorni
Eiaculazione
Preservata ~90%

Rezum (Boston Scientific) è un sistema di trattamento transuretrale che utilizza vapore acqueo convettivo per ablare il tessuto prostatico iperplastico. Attraverso un cistoscopio rigido dedicato, vengono iniettati 9 secondi di vapore acqueo a 103°C direttamente nel parenchima prostatico mediante un ago di 18 gauge. Il vapore rilascia energia termica convettiva nel tessuto, determinando una necrosi coagulativa immediata della zona trattata.

La procedura richiede in genere 3–5 erogazioni per lobo, a seconda del volume prostatico. Il lobo mediano può essere trattato con iniezioni separate. La distruzione del tessuto adenomatoso è immediata, ma la riduzione volumetrica e il miglioramento sintomatologico si completano nell'arco di 4–12 settimane, durante le quali il tessuto necrotico viene riassorbito.


Indicazioni cliniche

  • LUTS moderati-severi (IPSS ≥8), con o senza lobo mediano
  • Prostata di volume 30–80 ml
  • Pazienti sessualmente attivi che desiderano preservare l'eiaculazione
  • Pazienti con comorbidità cardiovascolari o alto rischio anestesiologico
  • Pazienti in terapia anticoagulante (basso rischio emorragico)
  • Fallimento o intolleranza alla terapia farmacologica

Fasi principali della procedura

  • Anestesia locale transuretrale con lidocaina
  • Introduzione del cistoscopio Rezum per via transuretrale
  • Mappatura anatomica (collo vescicale, veru montanum)
  • Erogazioni sequenziali di vapore nei lobi e lobo mediano
  • Posizionamento catetere Foley a fine procedura

Evidenza clinica e risultati a lungo termine

Rezum è supportato da studi randomizzati controllati e da dati di follow-up a 5 anni. I risultati documentano un miglioramento dell'IPSS del 47–50%, un incremento del Qmax del 50% e una riduzione del residuo post-minzionale significativa rispetto al basale. La libertà da nuovo intervento chirurgico a 5 anni è superiore all'80%.

♂️

Eiaculazione preservata

Tassi di eiaculazione anterograda preservata superiori al 90% a 12 mesi nei trial registrativi.

📅

Effetto duraturo

Libertà da titrattamento >80% a 5 anni. Dati a lungo termine superiori ad alcune tecniche.

🔵

Tratta anche il lobo mediano

A differenza di UroLift, Rezum è applicabile in presenza di lobo mediano prostatico prominente.

Nota clinica. Nella fase post-procedurale (prime 2–4 settimane), il paziente può presentare irritazione urinaria, urgenza e disuria da infiammazione reattiva del tessuto trattato. Questi sintomi si risolvono spontaneamente. La ritenzione urinaria transitoria è possibile; il catetere viene mantenuto 3–5 giorni. Rezum non è indicato per prostate >80 ml né in presenza di calcoli vescicali, diverticoli o patologia uretrale associata.
03
Sollevamento meccanico dei lobi prostatici

UroLift
Sistema di retrazione meccanica dei lobi prostatici

Disostruzione meccanica dell'uretra prostatica mediante impianti permanenti di ancoraggio senza ablazione del tessuto
Durata procedura
15–30 min
Setting
Ambulatoriale
Volume prostatico
30–80 ml
Anestesia
Locale/sedazione
Catetere post-proc.
Non necessario
Eiaculazione
Preservata ~100%

UroLift (Teleflex) è un sistema di retrazione meccanica dei lobi prostatici che ripristina la pervietà dell'uretra prostatica senza ablare, resecare o vaporizzare il tessuto ghiandolare. Il dispositivo consiste in impianti permanenti in nitinol e acciaio inossidabile, ciascuno composto da un'ancora transcapsulare e da un elemento di trazione in filo metallico che comprime lateralmente il lobo prostatico, aprendo il canale uretrale.

La procedura viene eseguita per via endoscopica transuretrale in anestesia locale con sedazione, in regime ambulatoriale. Il numero di impianti necessari (generalmente 4–6) dipende dal volume prostatico e dall'anatomia del paziente. Non viene prodotto calore, non vi è necrosi tissutale e il recupero funzionale è immediato: il paziente riprende a urinare normalmente già nelle ore successive alla procedura, senza necessità di catetere.


Indicazioni cliniche

  • LUTS moderati da IPB con lobi laterali ostruenti
  • Assenza di lobo mediano prominente (controindicazione relativa)
  • Prostata di volume 30–80 ml
  • Pazienti sessualmente attivi con forte priorità sulla preservazione eiaculatoria
  • Pazienti che desiderano recupero immediato e nessun catetere
  • Basso rischio anestesiologico (procedura ambulatoriale)

Fasi principali della procedura

  • Anestesia locale intrauretrali e gel topico
  • Introduzione del dispositivo di delivery endoscopico
  • Posizionamento e rilascio degli impianti nei lobi laterali
  • Verifica endoscopica dell'apertura del canale uretrale
  • Dimissione senza catetere

Recupero immediato e risultati funzionali

UroLift è l'unica procedura per IPB che non richiede il posizionamento di un catetere post-operatorio. Il miglioramento del flusso urinario è percepibile nelle prime ore dopo la procedura, con un recupero funzionale più rapido rispetto a tutte le altre tecniche. Questo rappresenta un vantaggio clinicamente rilevante nei pazienti con esigenze lavorative o di stile di vita che rendono particolarmente onerosa la gestione del catetere.

I dati a 5 anni del trial randomizzato L.I.F.T. documentano un miglioramento dell'IPSS del 36–41% e del Qmax del 44–51%, con tassi di libertà da reintervento dell'80%. I risultati sono inferiori in termini di entità del miglioramento rispetto a TURP e HoLEP, ma il profilo di sicurezza è eccellente e la soddisfazione del paziente molto elevata.

Recupero immediato

Nessun catetere, nessuna fase di guarigione tissutale. Il flusso urinario migliora nelle ore successive alla procedura.

♂️

Funzione sessuale intatta

Preservazione totale dell'eiaculazione e assenza di rischio di disfunzione erettile da danno termico o meccanico.

🔄

Basso rischio anestesiologico

La ridotta invasività della procedura ne permette l'utilizzo anche per paziente anziani e fragili, non candidabili a procedure chirurgiche tradizionali.

Nota clinica. Il limite principale di UroLift è la sua potenziale limitazione in presenza di lobo mediano prostatico prominente, che in certi casi può rappresentare una controindicazione al posizionamento degli impianti. In questi casi, le procedure chirurgiche standard sono da preferire. UroLift non è indicato nei pazienti con infezioni urinarie, calcoli vescicali o volume prostatico superiore a 80 ml.
04
Procedura interventistica radiologica

PAE — Embolizzazione delle arterie prostatiche
Prostatic Artery Embolization

Riduzione volumetrica della prostata per via endovascolare mediante occlusione selettiva delle arterie prostatiche
Durata procedura
60–120 min
Setting
DH / 1 notte
Volume prostatico
Anche >80 ml
Anestesia
Locale/sedazione
Catetere post-proc.
1–7 giorni
Eiaculazione
Preservata

La PAE (Prostatic Artery Embolization) è una procedura interventistica radiologica eseguita da un radiologo interventista in collaborazione con l'urologo. Attraverso un accesso vascolare percutaneo femorale o radiale, viene introdotto un microcatetere che, guidato da fluoroscopia e angiografia digitale sottrattiva, viene posizionato selettivamente nelle arterie prostatiche. L'iniezione di microsfere embolizzanti di piccolo calibro (100–300 µm) determina l'occlusione delle arterie che irrorano l'adenoma, inducendo ischemia selettiva e necrosi del tessuto iperplastico.

La riduzione volumetrica della prostata (tipicamente del 20–40%) avviene nell'arco di 4–12 settimane, determinando un miglioramento progressivo del flusso urinario e della sintomatologia. La procedura non richiede incisioni chirurgiche né anestesia generale. Non ha effetti sul parenchima renale né sulle strutture pelviche adiacenti, grazie alla superselettività del catetere e alla dimensione delle microsfere, che impedisce l'embolizzazione dei vasi collaterali.


Indicazioni cliniche

  • LUTS moderati-severi da IPB con risposta insufficiente alla terapia medica
  • Prostate di qualsiasi volume, incluse quelle >80–100 ml
  • Pazienti con controindicazioni assolute all'anestesia generale
  • Pazienti in ritenzione urinaria cronica non candidabili a chirurgia
  • Volontà di preservare la funzione sessuale
  • Pazienti anziani con elevata comorbidità sistemica

Fasi principali della procedura

  • Accesso arterioso femorale o radiale sotto anestesia locale
  • Angiografia pelvica e mappatura delle arterie prostatiche
  • Cateterismo superselettivo delle arterie prostatiche bilateralmente
  • Iniezione di microsfere embolizzanti calibrate
  • Angiografia di controllo e rimozione del catetere

Risultati clinici e posizione nelle linee guida

Le meta-analisi più recenti (2022–2024) documentano per la PAE un miglioramento dell'IPSS del 40–55% e del Qmax del 50–70% a 12 mesi, con tassi di soddisfazione del paziente superiori al 75%. I risultati sono inferiori in termini di riduzione del residuo post-minzionale rispetto alla chirurgia endoscopica, ma il profilo di sicurezza è eccellente.

Le linee guida EAU 2024 indicano la PAE come opzione terapeutica con raccomandazione debole (Grado C) per i pazienti con IPB sintomatica che non desiderano o non possono sottoporsi a chirurgia, con preferenza specifica per i pazienti anziani con elevata comorbidità o prostate di grandi dimensioni.

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Nessuna anestesia generale

Indicata nei pazienti con alto rischio cardiopolmonare per i quali l'anestesia generale è controindicata.

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Adatta a prostate voluminose

A differenza delle altre tecniche mini-invasive, la PAE è applicabile anche a prostate superiori a 80–100 ml.

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Funzione sessuale preservata

La PAE non interferisce con il meccanismo eiaculatorio né con i fasci neurovascolari erettori.

Nota clinica. La PAE richiede una anatomia vascolare prostatica adeguata alla cateterizzazione superselettiva: varianti anatomiche, tortuosità arteriosa marcata o aterosclerosi severa possono rendere la procedura tecnicamente impossibile. Il tasso di insuccesso tecnico è del 5–10% nelle casistiche dei centri esperti. La sindrome post-embolizzazione (febbre, dolore perineale, disuria nelle prime 72 ore) è una risposta infiammatoria attesa, gestibile con terapia sintomatica. La PAE viene eseguita in collaborazione tra urologo e radiologo interventista.

Le quattro procedure mini-invasive a confronto

La scelta della procedura ottimale dipende dal volume prostatico, dalla presenza di lobo mediano, dalle priorità del paziente sulla funzione sessuale e dal profilo di rischio clinico.

Parametro Echolaser Rezum UroLift PAE
Meccanismo d'azione Ablazione laser interstiziale Ablazione vapore acqueo Retrazione meccanica Embolizzazione vascolare
Volume prostatico ideale 30–80 ml 30–80 ml 30–80 ml Anche >80 ml
Lobo mediano trattabile Parzialmente No (controindicata)
Anestesia generale Non necessaria Non necessaria Non necessaria Non necessaria
Catetere post-procedurale 3–7 giorni 7–15 giorni Non necessario 1–7 giorni
Eiaculazione preservata Sì (~95%) Sì (~90%) Sì (~100%) Sì (~90%)
Campione istologico No No No No
Miglioramento IPSS (12 mesi) ~50–60% ~47–50% ~36–41% ~40–55%
Libertà da reintervento (5 anni) 80-90% >80% ~80% ~70–80%
Raccomandazione EAU 2025 in valutazione Grado B (selezionati) Grado A (selezionati) Grado C (selezionati)
Paziente anticoagulato Con cautela

Tutti i dati sono riferiti a casistiche di centri specializzati. I risultati individuali dipendono dalla selezione del paziente, dal volume prostatico, dalla presenza di lobo mediano e dall'esperienza dell'operatore.

FAQ

No, e questa distinzione è clinicamente importante. Le procedure mini-invasive offrono miglioramenti sintomatologici significativi con un profilo di sicurezza eccellente e la preservazione della funzione sessuale, ma in termini di entità della desostruzione, completezza del trattamento e libertà da reintervento a lungo termine, la chirurgia endoscopica standard (TURP, HoLEP) rimane superiore. La scelta tra mini-invasivo e chirurgia dipende dalle priorità del paziente, dal volume prostatico e dall'entità dell'ostruzione.
Tutte e quattro le procedure mini-invasive preservano la funzione eiaculatoria nella grande maggioranza dei casi, a differenza della chirurgia endoscopica standard (TURP, HoLEP) che determina eiaculazione retrograda nel 65–85% dei pazienti. UroLift offre la massima preservazione (~100%), in quanto non utilizza energia termica né modifica le strutture periuretrali. Rezum, Echolaser e PAE hanno tassi di preservazione eiaculatoria superiori al 90%. Nessuna delle quattro procedure compromette la funzione erettile.
Dipende dalla procedura. UroLift, Rezum ed Echolaser sono indicati per prostate di volume 30–80 ml circa; per volumi superiori i risultati si riducono significativamente. La PAE è l'unica procedura mini-invasiva applicabile anche a prostate voluminose (>80–100 ml), sebbene con risultati comunque inferiori alla chirurgia endoscopica in termini di desostruzione. Per prostate molto voluminose (>100 ml), HoLEP o RASP rimangono le scelte preferenziali.
Le procedure mini-invasive in generale presentano un profilo emorragico favorevole nei pazienti anticoagulati. Echolaser e Rezum sono eseguibili senza sospendere la terapia anticoagulante, in quanto non producono superfici di resezione sanguinanti. La PAE può essere eseguita con sospensione breve degli anticoagulanti orali. UroLift è generalmente sicuro, ma richiede una valutazione caso per caso. In ogni caso, la gestione periprocedurale della terapia anticoagulante viene pianificata in accordo con il cardiologo o l'internista di riferimento.
Assolutamente sì. Prima di qualsiasi procedura per IPB — mini-invasiva o chirurgica — è obbligatorio escludere la presenza di carcinoma prostatico con dosaggio del PSA e visita urologica. Se il PSA è elevato o sospetto, viene indicata una RM prostatica multiparametrica e, se necessario, una biopsia prostatica. Nessuna delle procedure mini-invasive produce campione istologico, il che rende la diagnosi pre-procedurale ancora più critica rispetto alla chirurgia endoscopica standard.
I tempi di ripresa variano per procedura. UroLift consente il ritorno alle attività leggere in 1–3 giorni e allo sport in 1–2 settimane. Rezum ed Echolaser richiedono 2–4 settimane prima di riprendere attività fisiche intense, per via della fase infiammatoria post-ablativa. Dopo PAE i tempi sono simili: attività leggere in pochi giorni, sport e attività intensa dopo 2–3 settimane. In tutti i casi, è necessario evitare sollecitazioni perineali (ciclismo, equitazione) per le prime settimane.
Foto Prof. Gacci
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Prof. Mauro Gacci

Il Professor Mauro Gacci è Professore Associato di Urologia presso l'Università degli Studi di Firenze e Dirigente Medico presso l'AOU Careggi. Il trattamento dell'iperplasia prostatica benigna — nelle sue forme sia chirurgiche che mini-invasive — è uno dei principali assi della sua attività clinica e scientifica, con un'esperienza diretta su tutte le tecniche disponibili, comprese Rezum, UroLift, Echolaser e PAE in collaborazione con la Radiologia Interventistica.

Dal 2014 fa parte del panel internazionale incaricato di redigere le linee guida europee di urologia (EAU) sull'iperplasia prostatica benigna, il documento di riferimento della disciplina a livello mondiale. L'AOU Careggi è al primo posto in Italia per volume di interventi per IPB secondo la classifica AGENAS. Ha vinto oltre 10 riconoscimenti internazionali per la ricerca su questa patologia.

Rezum UroLift Echolaser PAE Linee guida EAU HoLEP / TURP / RASP

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